sabato, 10 ottobre 2009, ore 06:18

                Innanzitutto mi dispiace per non essermi fatto sentire prima. Ci sono diversi motivi: in primis, ho avuto poco a che fare con il tempo libero. Mi sono letteralmente perso tra la mia nuova casa, la mia vita da turista, la mia vita da studente, la mia vita da aspirante ingegnere. Mi spiace anche non avervi risposto singolarmente, ma questa città e questo paese offrono talmente tanto che quando si arriva a casa si ha solo fame e sonno. Colgo quindi l’occasione che mi offrono il sabato pomeriggio e la pioggerellina nipponica per parlarvi di questo paese.

                Il Giappone è un paese chi vive in un’eterna, affascinante e preoccupante contraddizione. Qui è più stancante andare al lavoro che lavorare. Si passa più tempo in metro e nei vagoni dei treni che nei ristoranti. Per questo, i ristoranti di Soba&Tenpura sono impressionanti: le persone ordinano da fuori, inserendo i soldi e premendo bottoni su di una macchinetta, come se stessero ordinando un Kit Kat. Persi dieci secondi per l’ordinazione, entrano ed il loro piatto è già pronto. Nella stra-grande maggioranza dei casi, si mangia in piedi sui tavoli alti, perché di posti a sedere ce ne sono forse cinque e si sa, un italiano seduto ci mette due ore anche per un solo piatto e questo non è un bene per chi deve servire dodici milioni e mezzo di abitanti (senza contare i turisti).

                I ristoranti però non sono una realtà a se stante. A scuola i bambini indossano divise e non fanno domande. In tutte le quarte elementari delle scuole pubbliche del Giappone, alle due del pomeriggio di venerdì 9 ottobre si sta analizzando lo stesso argomento, si stanno facendo gli stessi compiti e si ripeteranno le stesse frasi. Può sembrare spaventoso ed alquanto inquietante, ma la forza del Paese è proprio questa. Non esiste il singolo e le persone, rispondendo agli Europei, dicono “ Noi Giapponesi pensiamo…”. Tutto è basato sul Consenso, non viene presa decisione senza consultare tutti gli interessati e la loro gerarchia si presenta a Noi come una Piramide, ma a loro stessi come un orizzonte. Chi contraddice il pensiero comune disturba lo Wa, ovvero l’armonia che pervade ed immerge chiunque arrivi qui: per questo motivo deve essere isolato. Perdere la faccia o l’onore quindi è forse la peggior cosa che ti possa succedere. Ecco spiegato perchè domande e contraddizioni vengono seppelliti nei cuori di questi volti che sorridono perennemente ma che urlano attraverso gli occhi.

                Tuttavia è ancora presto per giudicare ed anzi credo che nemmeno un anno mi basterà per capire chi sono i Giapponesi e che cos’è il Giappone se non un’isola sul mappamondo. Ora come ora mi rimane solo un dubbio, o meglio, una riflessione: anche Hitler aveva il consenso di Tutti.

 

Buona giornata.

Ah, dimenticavo: io sto bene. Qui si vive pienamente con 30 euro al giorno e si prendono stipendi da 2500 euro in su. E Charlotte arriva il 13 novembre...per ben due mesi!

UnDemiurgo
mercoledì, 27 maggio 2009, ore 19:06

 

<img src="http://negroski.files.wordpress.com/2007/12/rene-magritte-gli-amanti.jpg ">

L’ho detto ridendoci sopra, un po’ di tempo fa. Ci credevo però, ed anzi, continuo a crederci. Il battito del Cuore della persona che amiamo non si sente poggiando il palmo della mano sul suo petto. Quel soffio dolce che spinge il sangue dritto nelle vene si ascolta solo con il proprio, di Cuore, ed insomma, penso sia fantastico ritrovarsi a camminare sull’acqua e su quello che forse non c’è.

Già perchè ‘Quello che non c’è’ potrebbe essere tranquillamente il titolo profondo dell’opera di Magritte, degno persino della sua sprezzante ironia.

Prima però partiamo da quello che in questo quadro c’è: da Klimt ad Hayez (citiamo per semplicità i più famosi) il bacio è stato molte volte protagonista di opere rocambolesche dal punto di vista sentimentale. Eppure a me sembra che qui sia rappresentato qualcosa in più che va aldilà dell’incompiuto abBrACcIO tra Amore e Psiche o della dolcezza di una canzone di Elisa. I protagonisti siamo Noi(1), tutti Noi. Il potere di questa immagine prende vigore di volta in volta grazie all’osservatore che cerca di immaginare chi si nasconda sotto questi cappucci asfissianti o che forse, un po’ egoisticamente ma sempre serenamente, si immagina protagonista di questa situazione.

Sembrerebbe(2) un momento d’addio, l’ultimo saluto ad un Amore ormai Fuggito nella più totale assenza di speranza. L’uomo d’affari che non ha più interesse di sapere cosa si nasconde sotto il cappuccio, di sapere se oltre alla propria vita c’è ancora Voglia, Paura o Fantasia per provare a sfiorare un sentimento. Nessuna mano cerca di scoprire i volti, nessun lampo in un cielo rabbuiato che promette tempesta.

Invece tutto è in movimento. Un movimento dettato proprio da Quello che non c’è.

Non le vedete le loro braccia piegate all’altezza del gomito, con le mani che stringono forte la giacca dell’uno e il vestito dell’altra? I due amanti sono andati oltre ogni immaginazione, persino oltre quella dell’artista stesso: conoscono l’un l’altro i colori dei loro occhi e le labbra (sempre loro, ma ora forse anche un po’ nostre) si congiungono persino attraverso questi due cappi di tela. Tremano, sudano, ansimano. Il respiro è pesante; forse la maledetta cicatrice chiamata Paura li spaventa.

Dicevo, è un Bacio che va oltre. Si può metaforicamente intravedere la voglia dei due protagonisti di stringersi senza pensieri, abbandonandosi alla saggezza di una bellezza nascosta. Dubbi ed incertezze non intaccano lo spirito ardente e propositivo: entrambi baciano ciò che non conoscono, senza soffermarsi sui possibili rischi che una scelta avventata può comportare. Seppur cupe, nel cielo si muovono solo Nuvole di Serenità che ovattano la sensazione di non renderla felice. C’è solo positivismo in quella che ormai non è più assenza di speranza, ma voglia di affrontare il futuro insieme.

 

Ed ogni volta che li guardo(3), mi sembrano sempre più inscindibili.

 

(1) Per Noi si intende tutte quelle persone in grado di provare una sensazione diversa dal mero istinto sessuale, persone capaci di andare oltre il senso compiuto dell’esistenza personale.

(2) Sarebbe più corretto usare la forma ‘A me sembra’ ma è ovvio che ogni concetto è del tutto personale.

(3) O ‘ci’ guardo?

 

Ps: L’uno settembre 2009 parto un anno per il Giappone, destinazione Tokyo. Lavorerò per un’azienda nel settore della ricerca.

UnDemiurgo
sabato, 14 febbraio 2009, ore 02:39

“Vimercate, 12/02/2009

 

Ho sempre ceduto all’illogicità d’improbabili affinità elettive.

Incapace di conciliare raziocinio ed emotività, vivevo di incompletezza, di rassegnata insoddisfazione, di frustrante inettitudine,

Incontrando altre strade mi sono illusa che dovessero fatalmente combaciare con la mia.

Ho ingigantito una scintilla, ho costruito castelli –di solide ed ingannevoli speranze- su sabbie mobili.

Ma la disillusione per i molteplici crolli mi ha gettata nell’abbattimento più nero, anestetizzandomi contro certi sentimenti.

Poi però qualcosa è cambiato e la condizione di apatia che avevo abbracciato con lucida rassegnazione (pur senza ombra di vittimismo) e con cinica consapevolezza, si è a poco dissolta.

Non sono più prigioniera di me stessa, scissa tra Ragione e Sentimento.

Con Te non ho bisogno di idealizzare nulla. Sei, anzi Siamo, una splendida realtà.

Con Te mi sono alzata dal fondo e ho imparata a staccarmi dal suolo.

Ho trovato risposte a domande che pensavo sarebbero rimaste un mistero ai miei occhi.

Ho scoperto il sapore dell’intimità più pura, della complicità più vera, dell’affetto disinteressato.

Ho aperto un varco nella corazza che mi ero costruita raccontandoti i miei sogni, le mie paure, le mie incertezza, mostrandomi debole ed in lacrime.

Tu ci sei entrato in quel varco, in punta di piedi.

E mi hai insegnato a mettermi a nudo, anche con me stessa.

Penso di essere cambiata, lo ammetto, e non perché tu abbia cercato di farlo, ma perché mi hai fatto capire molte cose di me stessa che da sola non avevo mai notato o avevo cercato di soffocare.

Sei ormai un punto di riferimento, un rifugio confortante e mai opprimente dove tornare quando la tempesta imperversa, dove fermarmi a riflettere quando il caos diventa assordante.

Come una casa di vetro di Mies Van Der Rohe, con solide intelaiature di acciaio e immense vetrate che fanno entrare la luce e si affacciano sul cielo.

Quel cielo che adesso osserviamo insieme, guardando nella stessa direzione.

 

Sappi che ogni momento è reso speciale dalla Tua presenza,

semplicemente dalla Tua presenza.

E che ogni giorno,

riesco ad assaporare l’odore della Felicità

che gioca a nascondersi tra i tuoi capelli.

 

Charlotte.”

 

 

L'ho ricevuta due giorni fa. Dopo averla letta, sono morto. Ho l’Incommensurabile tra le mani; ma a differenza di altri, non lo lascerò sfuggire. E dite, pensate, fate ciò che volete. Non mi interessa. Io ho questo: certo, non mi basta, ma è più importante di tutto ciò che in negativo potete riuscire ad immaginare.

 

Kalinikta kai Onira Glika.

UnDemiurgo
martedì, 27 gennaio 2009, ore 23:50

Mi sembra giusto ricordare. Non mi costa nulla, ed è una delle poche cose intelligenti che ho fatto nell'ultimo periodo.

 

..Primo Levi - Se questo è un uomo..

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
"

Buona Notte.

UnDemiurgo
mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 13:43

Sarà che andrò al loro concerto, ma tutto quello che è successo negli ultimi mesi mi ha fatto sentire più umano.
Sto maturando pian piano una convinzione, di quelle che, una volta accertate, sconvolgono anima, cuore, corpo e spirito. L'obiettivo cinico che ho posto al centro della mia vita mi ha sempre dato l'idea di essere ingombrante, proprio perchè non lascia spazio ad altro a livello di tempo, pensieri, azioni e riflessioni. Sono sempre convinto che quello sia il motivo per cui sono venuto al mondo, ma ho iniziato a pormi delle domande: c'è altro cui potresti dedicarti? esiste una vera ragione per cui ti sei posto quel tipo di realizzazione?
E dopo pochi istanti mi son ritrovato a frequentare una ragazza splendida per più di tre mesi, con cui esco ancora e che mi fa sentire importante, mi desidera e lo dimostra imventando semplicemente di tutto. Potrei scadere nel banale, asserendo che anche ciò che è stato fatto migliaia di volte, fatto in sua compagnia ha un sapore ed un aspetto diverso. Queste banalità non mi appartengono, però ho imparato ad apprezzarle nella loro integrità perchè, se sentite, sono uno specchio diretto verso la sincerità. Ho imparato che un odore può raccontare un'infinità di sogni, se solo lo si assapora con la giusta diretta semplicità, se lo si prende per ciò che è. Addormentarsi non viene naturale se il cervello non si concentra per evocare la sua immagine, la musica evoca percorsi e strade, sempre le stesse, quelle non cambiano: cambia la luce che le inonda, cambiano i fiori sul ciglio, le stelle nel cielo. Mi prendo in giro da solo perchè ho dei comportamente da quindicenne innamorato che non sono, e mi derido.
Insomma, non è facile per nulla. Ho fatto sesso con più di sessanta ragazze, di molte non ricordo il nome, né l'occasione. Ma con loro è sempre stato tutto chiarissimo, nessuna illusione da entrambe le parti: non c'era nulla che potesse ricondurre ad un sentimento. E' persino difficile riuscire a spiegare quella sensazione che si ha quando si affronta lo stesso argomento ma in modo diverso. La differenza la senti, sai che è enorme, ma è difficile da interpretare, da spiegare.
Lo so, Lei non potrà mai rendermi felice, perchè il concetto che ho di felicità è strettamente legato all'obiettivo di cui prima, ma ora sono certo di aver capito che lo si può raggiungere anche abbracciando una donna che ti ama. E se scrivo poco, è solo perchè respiro un pò.


"The Emotion, it was, electric
And the stars, they all aligned
I knew I had to make my, decision
But I never made the time
No, I never made the time

In the dark, for a while now
I can't stay, so far
I can't stay, much longer
Riding my decision home".


UnDemiurgo
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categoria : riflessioni, sorrisi, novità
giovedì, 06 novembre 2008, ore 00:59

Da quando è iniziato Novembre non smette di piovere, qui a Milano; è tutto così stranamente piacevole, forse perchè amo ricollegare ciò che vivo alla musica che ascolto o che conosco da tempo. Allo stesso tempo è tutto così casuale. E mi scopro a portare l'ombrello in modo inconsueto, tenendolo più in alto, lasciando alle gocce lo spazio per infilarsi e colpirmi, per dimostrare e dimostrarmi che vivo ancora al cento per cento, per dimostrare che il cielo va contemplato anche quando non ci sono le stelle.
Inoltre, dico che dovrei incominciare a rubare ombrelli: convincerei parecchie persone a non credere che la pioggia sia mortale, che bagnarsi non è come ricoprirsi di olio e miele, che le nuvole non sono noiose condensazioni od evaporazioni, ma espressione celestiali di uno stato d'animo divino.

Non c'è null'altro da dire, ora tocca alle Molteplici Osservazioni Liberate Oltremodo Turbando Ovunque la Verità.
In guardia.

UnDemiurgo
giovedì, 11 settembre 2008, ore 19:44

Il futuro è morto: ed io con lui sono finito e mi spengo.

Non riguarda una donna, non riguarda la famiglia, non riguarda gli amici.

E' molto più importante.

 

Sapevo che un giorno sarebbe successo, ma non volevo accettarlo.

Anche la mia Università, che è la mia Vita, mi ha tradito.

Ora non so più perchè tiro avanti.

 

Sono disperato. L'Ingegneria non doveva, non poteva tradirmi.

Sono fallimentare e c'è anche chi godrà della mia disperazione. Mondo Cane.

Cercherò la morte.

UnDemiurgo
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categoria : disperazione, decadenza
domenica, 24 agosto 2008, ore 17:28

Cosa rimane di noi, ragazzini speranzosi di volare via, lontano, trasportati da un sentimento dorato, infinito, leggero, diverso. La nostra relazione è volta al termine ed io credo di esser riuscito a dare una data precisa perfino alla fine della mia adolescenza. Ieri ho chiuso, ho voltato pagina, ho sparato al mio passato, al periodo indeciso dove si segue il cuore e non la testa.

Ovviamente non mi hai lasciato il tempo di spiegarti, non hai ascoltato. Hai accettato la pena di morte senza nemmeno conoscere i capi d’accusa; mi hai rubato l’arma di mano e ti sei sparata dritto in gola. Io credo che nello stesso istante in cui l’assassino riesce nel suo intento, perde indissolubilmente parte di se stesso. Quella parte di me, destinata a morire, vuole lasciarti queste righe forse per farti riflettere, forse per riflettere a sua volta, ma non di certo per farti capire o ancor più cercare di comprenderti.

Come dicevo, con te sparisce anche buona parte di me. Forse la parte che sentimentalmente si può definire migliore: quella sognatrice, che si faceva trasportare dal sorriso, quella che nello sfiorarsi e nell’intrecciare le proprie gambe vedeva un legame indissolubile. Ieri ho solo dato un accenno delle motivazioni. Qui, dove posso, dove non puoi fermarmi, voglio esser più esplicito. Ho detto che siamo due persone completamente diverse. Abbiamo passioni, stili, interessi contrastanti e persino il nostro modo di emozionarci è differente, e se è vero che gli opposti si attraggono, ci deve poi esser un modo per farli legare, un qualcosa che hanno entrambi e che serve per rimanere uniti. A noi è mancato questo elegante incastro.

A me servono continuamente delle dimostrazioni, dei gesti che mi facciano capire quanto una persona possa tenere a me. Tu lo sapevi benissimo, ma non muovevi un dito: il tempo delle lettere è ormai lontano e di certo non poteva bastarmi uno squillo fatto per prima. Tu leggi sacrificio nel passare quattro ore insieme quando dovresti studiare, nel farti offrire un pranzo pur di far contento chi ti sta di fronte. Per me queste sono sciocchezze e questo diverso peso è qualcosa di insopportabile. Per me sacrificio nel campo dei sentimenti (amicizia o quel che sia) è fare qualcosa che la testa, la ragione, reputa parzialmente, se non totalmente, sbagliato, impossibile e/o inutile. E’ viaggiare di notte con la paura; è stare al freddo; è partire senza ben sapere cosa succederà; è dormire in una stazione che sai pericolosa; è promuovere se stessi e le proprie convinzioni anche andando contro persone che ti hanno dimostrato più di quello che tu possa aver dimostrato a me; è credere in qualcosa. Tu non mi hai mai reputato speciale, né come amico, né come persona. Non ho nulla che qualcun altro non possa avere, mi hai normalizzato ed è questo che mi ha fatto più male perché sono anche convinto che questa ‘normalizzazione’ tu l’abbia obbligata a te stessa. A me sarebbe bastato un gesto: non ti sei mai imposta per me contro ciò che è la tua vita, non hai saputo dire ‘no’ nemmeno ad una tua conoscente incontrata due mesi fa pur di passare un po’ più di tempo insieme. Non sarei comunque rimasto, ma io ti volevo solo veder lottare.

E’ finita come doveva finire un rapporto unilaterale. Non essendoci riscontro, una volta stanco e distrutto dall’impegno, anche la mente ha ceduto. E a chi dovesse pensare che se la mente ha ceduto allora non ci teneva veramente, io chiedo di inseguire in modo straziante per TRE anni una persona solo per riuscire ad abbracciarla. Ci tengo infine a sottolineare che voltare pagina non significa cancellare le persone. Io lo interpreto come un distacco da quel tipo di persone, quel tipo di comportamenti che ora è tempo di dimenticare. E se un giorno anche tu, dopo aver riflettuto, scegliessi di comportarti in modo diverso con me, sono sicuro che il tuo cambiamento non sarebbe ignorato.

 

 

Ora rimango, qua, senza Ossigeno.

 

 

 

Ps: I Nirvana non si ascoltano di pomeriggio, sotto un bel sole, felici della compagnia. Se non dovessi essere ammessa a medicina, prova ad ascoltarli. Il tuo stato d’animo ti aiuterà ad accettarli.

UnDemiurgo
sabato, 05 luglio 2008, ore 04:34

Non dirmi ti amo. Non dirmelo ora.
Non sarei ingrado di dirti ciò che vorresti sentire.
Non sarei in grado di dirti "Anch'Io".

L'ennesima mortificazione mi fa capire che tutto tornerà al posto giusto.

 

 

Ci sono riuscito.
Wake, from your sleep.
And I hope that you choke.

UnDemiurgo
lunedì, 02 giugno 2008, ore 15:34

Forse sto sbagliando tutto. Mi sono di nuovo assopito. Sarà la senilità o la maturità incombente, ma io vorrei la sicurezza di esser in grado di tornare bambino, una volta cresciuto. Purtroppo però questo mondo mi sta stretto e rende evidentissima la situazione: il futuro per io giovani è grigio, senza alcuna sfumatura. E' anonimo, ed è proprio ciò che cerca di ottenere chi comanda. A loro piacerebbe inscatolarci e numerarci, senza alcuna distinzione. Tutto ciò è ironico. La nostra situazione riflette benissimo la mentalità xenofoba e razzista dell'italiano medio, che necessita di nuove leggi unicamente per incastrare chi ha la sola colpa di essere clandestino.

Clandestino non è un marchio registrato, non è un'etichetta da incollare. Clandestino significa molto più di quanto io stesso possa immaginare. Clandestino è sinonimo di Solitudine. Clandestino è il Corvo Joe, Clandestino è Disperazione. Molti non riescono a comprendere cosa possa significare non avere un futuro. Vivere in un paese dove vive ancora la legge della pistola e della bomba, in situazioni difficili dove è altrettanto difficile riuscire a sfamare la propria famiglia, ammesso che ci sia stata la possibilità di crearne una. Clandestino è Emarginazione, solo perchè i lineamenti del volto differiscono da quelli classici con cui siete stati abituati a convivere. Come fate a non intuire tutte le difficoltà che può incontrare una persona che per speranza si è gettata in un'avventura cupa fatta di personaggi infami che invece di tendergli la mano saranno capaci solo di lanciare pietre, come se nell'UOMO venuto dal mare fosse racchiuso tutto il male di un'Italia che brucia per autoconsunzione.

Questo è un punto cruciale: lanciate pietre verso i Marocchini, verso gli Albanesi, verso i Senegalesi, verso gli Slavi, come se, una volta eliminati, espulsi o rispediti a calci a casa, tutti i problemi di un'Italia fannullona, ridicola e serva di una mentalità che non ci deve appartenere, scomparissero. Le formule magiche non esistono: il concetto di mondo in evoluzione va accettato e bisogna contribuire con piccoli gesti, a partire dal basso. Perchè se è la società a renderci così ridicoli, bisogna anche ammettere che Noi costruiamo e costituiamo la società, senza se e senza ma. Vi rendete conto che in quest'epoca (che io spero) verosimile, piove persino in Paradiso?

Io conto di esser parte attiva di questa catastrofe inevitabile: con i miei piccoli gesti mi impegno nel dimostrare che non tutti vedono la fine nella puttana che mi si siede a fianco in metropolitana ed è questa la strada che bisogna percorrere, con il sorriso di chi è disposto a faticare, a vivere ai margini per riuscire ad ottenere un miglioramento. Dobbiamo smettere di convincerci che non si possa fare nulla: bisogna fare politica e discuterne civilmente tutti i giorni, nei bar, tra amici, in famiglia, acquisire una coscienza politica abbastanza solida per poter tornare a sperare, distruggendo chi ci comanda ed evitando così che gli stupidi (ovvero la maggior parte degli italiani) possano decidere anche per noi che, anche se in modo diverso, siamo forse in grado di sciogliere i primi nodi.

Insomma, ormai anche io vivo così, tra il sociale e il vuoto, a guardare gli alberi, come crescono. Sono però sicuro che ciò che sto facendo e che farò sarà in grado di risvegliare coloro che hanno smesso di credere si possa fare qualcosa di diverso. Ci vuole di nuovo un messaggio forte di Libertà e di Apertura verso il futuro.
Allora dico: Anche Io Sono un Clandestino. E non c'è situazione tanto strana quanto sentirsi Straniero a Casa Propria. La vogliamo finire con partiti e leggi medioevali? Ricordatevi che ora come ora l'unica differenza tra un giovine italiano ed un clandestino in italia è che il giovine potrebbe permettersi una PS3 o un cena al ristorante di moda del momento.
La guerra non è finita.


D.

UnDemiurgo